• Motore di Botto

    Oltre a vari lavori sulle correnti elettriche e sulla loro induzione da parte del magnetismo naturale e artificiale, nell’agosto del 1834 presentò una comunicazione sulla realizzazione di un prototipo di motore elettromagnetico intitolata Notizie sull’applicazione dell’elettromagnetismo alla meccanica. [1] (figura 1) Tale motore, oggi noto come Motore di Botto, fu costruito “dal sig. [Enrico] Jest macchinista della R. Università di Torino il quale con pari successo ed esattezza eseguisce ogni altro genere di strumenti fisici”[1]. Come riferito a suo tempo dallo stesso Botto, “I chiarissimi professori Cav. Avogadro e Cav. Bidone che videro successivamente messo in azione l’apparecchio non dissimularono la grata sorpresa che ne provarono non tanto per la novità del fatto quanto per le riflessioni che faceano sorgere, in chi sapea sì bene apprezzarli, i rapporti generali e possibili di questo semplice risultamento con la fisica e con la meccanica”.[1] Traccia del motore di Botto, denominato “Macchina motrice elettromagnetica del Cav. Botto”, si trova nell’Antico inventario del Gabinetto di Fisica. Il motore di Botto, oggi uno degli strumenti più importanti della collezione del Museo di Fisica, nonchè uno dei primi esemplari al mondo di motore elettrico, è formato da tre elettrocalamite, due a polarità fissa, saldamente ancorate al tavolo e disposte con i poli omonimi rivolti l’uno verso l’altro ed una terza, mobile, situata fra le due e a polarità variabile. Il cambiamento di polarità si ottiene invertendo il verso di percorrenza della corrente per mezzo di un commutatore a bagno di mercurio. Quando si fa circolare corrente, l’elettrocalamita mobile si muove orizzontalmente, essendo respinta da una delle due elettrocalamite fisse ed attratta dall’altra; una volta avvicinatasi all’elettrocalamita dalla quale veniva attratta, il commutatore inverte il verso di percorrenza della corrente e di conseguenza si invertono le polarità del magnete: l’elettro- calamita torna indietro ed il ciclo si ripete. Un meccanismo di biella-manovella trasforma il moto oscillatorio in moto rotatorio, più utile per gli utilizzi pratici. (rif. scheda 113, museodifisica.unito.it)

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